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Ascolto un vecchio album di Tom Petty and the Heartbreakers (Hard Promises) e leggo una sua intervista di due anni fa pubblicata sul sito di Rolling Stone. Andrebbe tradotta tutta, ma questa parte mi è piaciuta particolarmente:
"It's funny how the music industry is enraged about the Internet
and the way things are copied without being paid for. But you know
why people steal the music? Because they can't afford the music.
I'm not condoning downloading music for free. I don't think that's
really fair, but I understand it. If you brought CD prices back
down to $8.98, you would solve a lot of the industry's problems.
You are already seeing it a little -- the White Stripes albums
selling for $9.99. Everyone still makes a healthy profit; it might
get the music business back on its feet."
["Mi fa ridere l'atteggiamento rabbioso dell'industria musicale riguardo Internet e il modo in cui la musica viene copiata senza pagare. Vuoi sapere perché la gente ruba la musica? Perché non può permettersela. Non sto dicendo che sia corretto scaricare musica gratis. Non penso sia giusto, ma lo capisco. Se si tornasse a vendere i CD a $8.98, molti dei problemi dell'industria discografica sarebbero risolti. Qualcosa già si sta muovendo: gli album dei White Stripes vengono venduti a $9.99. E tutti ne traggono i loro bravi guadagni. Basterebbe a rimettere in piedi il music business"]
Un solo dubbio: perché l'album che Petty pubblicava proprio nei giorni in cui l'intervista appariva su Rolling Stone (The Last Dj) alla Feltrinelli costa 19,50€?
Il Corriere, sulla scorta di Rolling Stone, ha lanciato un suo sondaggio sulle dieci canzoni più belle del rock italiano (sempre ammesso che esista). Dato che si tratta di giochini stupidi, faccio lo stesso. Le mie dieci canzoni rock preferite (non italiane...). No, troppo difficile e faticoso. Dunque. Ecco: un po' di canzoni rock che mi piacciono. In rigoroso ordine sparso. While my guitar gently weeps (The Beatles); The one I love (R.E.M.); Badge (Cream); Woodstock (Joni Mitchell - CSNY); The night they drove Old Dixie down (The Band); Money (Pink Floyd); Panic (THe Smiths); Roll over Beethoven (Chuck Berry); Mrs. Robinson (Simon & Garfunkel); Romance in Durango (Bob Dylan); Message in a bottle (Police); Can't find my way home (Blind Faith); So you want to be a R&R star (Byrds); Bell bottom blues (Eric Clapton); Love the one you're with (Stephen Stills); Keep on running (The Spencer DAvies group)... [continua]
Periodo denso di cose e poverissimo di blog...
Mi accompagno con i Beatles (con George, soprattutto) e con questo
simpatico test che - devo ammettere - ci ha azzeccato in pieno...

Abbey Road
Which Beatles Album Are
You?
brought to
you by Quizilla

Ma voi, ai vostri figli o a quelli dei vostri amici, lo regalereste un
videogioco con Adriano Galliani come testimonial?
Forse era meglio lo zio Fester.
Sull'autobus.
Altoparlante: "Bzzzzz... Bonk... Bonk... Causa manifestazione le linee Zppp... di superficie potrebbero Stttt... Zbonk... variazioni di percorso".
Nipotina: "Nonna, cosa vuol dire variazione di percorso?"
Nonna: "Che siccome ci sono delle manifestazioni che bloccano le strade i pullman fanno un giro diverso".
Nipotina: "Cos'è una manifestazione?"
Nonna: "E' della gente che non c'ha niente da fare e allora rompe".
Splinder mi sta veramente rompendo. Non funziona più nulla qui dentro da quando hanno inserito le nuove funzioni (che non sono nulla di straordinario, poi). Tra le altre cose, come il caro pubblico di carloemilio avrà capito, si stanno moltiplicando i problemi di visualizzazione (con Explorer soprattutto) e la gestione dei post sta diventando un'impresa. Mi sto stufando...

Ma fino a questo punto, il blues era una musica di razza, la musica dei
neri, l'ultimo gradino di una società ripida, spigolosa e spesso
intollerante. Nessuno ascoltava il blues, a parte i neri che lo
suonavano e che lo avevano dentro. La radice del più grande
prodotto culturale statunitense del ventesimo secolo era come in
letargo, intirizzita dal silenzio del mondo bianco.
Poi, sulle navi e negli zaini dei soldati di colore, quella musica ha
varcato l'Atlantico una seconda volta ed è approdata in
Inghilterra. Liverpool, Manchester, Newcastle, Londra... L'hanno
raccolta i figli degli operai e dei minatori, di una working class che era bianca di pelle ma aveva una storia bluesy fatta
di sopruso e umiliazione. Ragazzotti di quindici, sedici, diciotto anni
che si chiamavano John Mayall, Eric Clapton, John Lennon, Stevie
Winwood, Peter Green, Keith Richards, Jeff Beck. Che per scappare dai loro campi di cotone si attaccavano ai suoni morbidi e ai misteriosi bending di
quei fratelli maggiori venuti da lontano, da quel pezzo d'Africa
trascinato di peso negli States. E quei ragazzi poco per volta hanno
risalito la corrente e sono tornati a casa. I giornalisti le chiamarono
British invasion: ondate di
band inglesi che volavano in America e conquistavano il pubblico. Tutto
il pubblico, anche quello bianco e benestante, che guardava l'Ed
Sullivan's Show e già era impazzito e si era ipocritamente
scandalizzato per il bacino di Elvis, che ballava come se facesse
l'amore in diretta tv.
E cosa suonavano quei ragazzotti britannici? Che musica facevano
Beatles, Rolling Stones, Yardbyrds, Fleetwood Mac, Cream, Led Zeppelin?
Tutti, chi più chi meno, suonavano blues. Quel blues che gli
Stati Uniti avevano in casa da quarant'anni, ma non avevano mai voluto
ascoltare. Fu così che, grazie a quei ragazzotti inglesi e dopo
aver attraversato l'Atlantico da parte a parte per tre volte, la musica
di gente come Muddy Waters, Ray Charles e B.B. King divenne famosa tra
i ragazzini bianchi americani, quelli del festival di Woodstock e del flower-power californiano.
Una strada lunga e tortuosa...
Via de Ugarte, che le commenta ampiamente (in spagnolo), doverosa segnalazione per le interviste parallele di Newsweek a Ariel Sharon e Abu Mazen. Secondo de Ugarte, "il
dato più interessante è che per la prima volta sembra
possibile che il ritiro israeliano da Gaza si attui di concerto con
l'autorità palestinese, e non in forma unilaterale".
Traduco alcune domande dall'intervista al leader palestinese.
Come intende comportarsi rispetto ad Hamas?
Ho avviato un dialogo con Hamas, con la Jihad Islamica e con le
Brigate Al Aqsa. Non posso dire che si sia raggiunto un accordo. Il
nostro obiettivo è quello di raffreddare la situazione, fermando
ogni atto di violenza e terrorismo. Chiederemo anche agli israeliani di
fermare gli assassini mirati e le demolizioni.
[...]
Abbiamo combattuto Hamas nel 1996 [dopo gli accordi di Oslo]. Ora la
situazione è diversa. Dobbiamo dialogare con loro, chiedere che
fermino ogni azione, per ristabilire la legge e l'ordine.
Cosa vi chiederanno in cambio?
Vogliono partecipare alle elezioni parlamentari. Ho dato il mio
consenso, perché negarlo? Vogliono partecipare alla leadership.
Ho detto di sì. Vogliono essere - e noi a nostra volta vogliamo
che siano - dentro la società civile, non fuori. Credo che
quando saranno divenuti un partito all'interno della società
civile, avremo realizzato un fondamentale cambiamento.
Quando incontrerà Sharon?
Dopo le elezioni, sono pronto a incontrare Sharon in ogni momento.
Il capo dello stato maggiore
israeliano ha detto che Israele ha perso un'occasione durante il suo
primo mandato come capo del governo.
Hanno perso molte occasioni. Non mi hanno aiutato. Ho concluso
un cessate il fuoco di 52 giorni. Loro non mi hanno dato nulla, in
cambio: non hanno tolto un solo posto di blocco, non hanno rilasciato
nessun prigioniero, nulla di nulla. Dopo, hanno detto "siamo
dispiaciuti di non aver aiutato Abu Mazen". Gli americani hanno usato
le stesse espressioni, ma a cosa è servito? Il governo è
crollato. Se ora dovessero ripetere la stessa esperienza con noi, gli
esiti sarebbero disastrosi.
Questo è invece un breve estratto dell'intervista ad Ariel Sharon.
Dopo la morte di Arafat, pensa di poter trovare un valido interlocutore palestinese?
Ho incontrato Abu Mazen in diverse occasioni e so che è
contro il terrorismo, perché ritiene che non possa rappresentare
una soluzione valida per i palestinesi. Ora dipende tutto dalla
capacità della nuova leadership palestinese di porre fine al
terrore e alla propaganda anti-israeliana. Dopodiché, possono
aprirsi delle opportunità.
Accetterà di concordare il vostro piano di ritiro con la nuova leadership palestinese?
Farò ogni sforzo per concordare il nostro piano con il
nuovo governo palestinese, un governo che sia in grado di assumere il
controllo delle aree evaquate.
[...]
Il suo capo di stato maggiore ha
dichiarato che Israele perse un'occasione per appoggiare i palestinesi
moderati quando Abu Mazen era primo ministro. Vuole che siano liberati
dei prigionieri.
Non rilasceremo nessun assassino.
Cosa farà Israele per facilitare le elezioni palestinesi?
Faremo tutti i passi necessari per metterli in condizione di portare a
termine le elezioni senza inutili interferenze; apriremo le strade e
ritireremo le nostre forze dalle loro città.
E' pronto a incontrare Abu Mazen?
Quando loro lo vorranno, ci incontreremo.
Il testo integrale delle interviste lo trovate qui.
Ho ricevuto l'assegno per le
ore di lavoro extra prestato a scuola l'anno scorso. Si tratta di ore
di coordinamento, incontri con assistenti sociali e psicologi, ore
pomeridiane di recupero con i ragazzi. Volendo quantificare, non meno
di una trentina. Ci tengo a precisare che i soldi così
generosamente erogatimi vengono dalle casse della scuola in cui
lavoravo l'anno scorso, non direttamente da quelle del Ministero.
Ecco l'assegno: mi raccomando, non sgualcitelo, che domani offro da bere. Chi viene?

Namah Parvarti Pataye Hare Hare Mahadev
Namah Parvarti Pataye Hare Hare
Namah Parvarti Pataye Hare Hare
Shiva Shiva Shankara Mahadeva
Hare Hare Hare Hare Mahadeva
Shiva Shiva Shankara Mahadeva
Shiva Shiva Shankara Mahadeva
Namah Parvarti Pataya Hare Hare
Namah Parvarti Pataye Hare Hare
Shiva Shiva Shankara Mahadeva
Shiva Shiva Shankara Mahadeva
[Un saluto per un amico che è partito tre anni fa]
"Si avvicina il Natale - dice
lamentoso il tenutario di carloemilio - inesorabile come ogni anno".
Luminarie, pacchetti, vie affollate, freddo polare e, per quanto lo
riguarda, gran voglia di essere altrove (che volete, carloemilio
è un po' feste-fobico), dove magari il Natale è ancora la
celebrazione di qualcosa d'Altro.
Il tenutario del presente blog, però, ha anche parecchi amici.
Per troppa e immeritata filantropia gli fanno dono della loro vicinanza
e del loro affetto, nonché, di tanto in tanto, di qualche
pacchetto regalo natalizio. E il tenutario, che adora fare regali
(quando è ispirato, cioè non a Natale) ma è un
pessimo incassatore, abbozza imbarazzato un ringraziamento e spera che
il donatore di turno abbia imbroccato un buon regalo.
Accade infatti che il tenutario del presente blog, che ce le ha proprio
tutte, è uomo di pochi desideri materiali, piuttosto ripetitivi
e prevedibili. Su tutto, libri, cd e affini. Molti amici dei più
cari sanno ormai dove colpire il suo povero cuore, ed erogano con buona
frequenza un regalo azzeccato. Ben si comprende, però, la loro
travagliosa fatica, le lunghe veglie a meditare sul presente da
scegliere, le telefonate con la fidanzata del tenutario per assicurarsi
circa i rari e strampalati desideri del medesimo e le lunghe sessioni
circolari convocate tra gli amici medesimi per accertarsi che no,
quello non glie l'ha ancora comprato nessuno; sì, quello ce l'ha
già; che noia, quello se l'è comprato da solo,
l'improvvido...
Il tenutario, per far la solfa più lieve, si sente un po' in
peso e in ambasce per tutto questo affaticarsi intorno alla sua povera
persona. S'è quindi risolto di far la fatica men greve agli
amici suoi troppo generosi, procurando loro una modesta wish list che, in qualche misura, ne faciliti il non agevole compito.
Via Arjan El Fassed, tre approfondimenti sulle elezioni in Palestina (dal punto di vista dei palestinesi, ché in queste cose è sempre meglio precisare).
Il primo rimanda a una ricca serie di articoli sul quadro politico complessivo (Palestinian Elections), mentre il secondo (On the Palestinian Road to Elections: The System)
chiarisce il rinnovato meccanismo elettorale, che come nel 1996 sembra
costruito apposta per favorire Al Fatah. Eccone un estratto:
Il
Consiglio Legislativo Palestinese ha iniziato a modificare la legge
elettorale. Ci si potrebbe aspettare che i membri del Consiglio abbiano
imparato qualcosa dagli errori commessi durante le elezioni del 1996,
quando il sistema elettorale era costruito in modo tale da favorire il
partito di maggioranza, nello specifico Al Fatah. Il numero dei membri
del Consiglio sarà innalzato a 124, metà eletti su base
regionale e i rimanenti su base nazionale. Un sistema che
renderà ancora più difficile per l'opposizione, e
più facile per Al Fatah, far eleggere i rispettivi candidati
dalle liste nazionali.
Il terzo è un pezzo satirico (pensa un po', fanno satira anche in mezzo a quel casino...), e si intitola Israelis elect new Palestinian leader. Ne traduco un passaggio:
Il
Ministro degli Interni israeliano, Tommy Lapid, chiarisce: "Dopo la
morte del leader terrorista Yasir Arafat, Israele ha
l'opportunità unica di eleggere una nuova, moderata leadership
palestinese. Dato che Israele - spiega Lapid - è l'unica
democrazia del Medio Oriente, il nostro popolo è l'unico
qualificato a fare questa scelta".
...
I was a free man in Paris
I felt unfettered and alive
There was nobody calling me up for favors
And no one’s future to decide
You know I’d go back there tomorrow
But for the work I’ve taken on
Stoking the star maker machinery
Behind the popular song
...
[carloemilio hard at work to the accompaniment of sweet Joni Mitchell's Court and Spark]
Vediamo se mi riesce di far funzionare queste nuove attrezzature di splinder...
Ho brevemente commentato l'ennesimo ottimo post
di Zef su tematiche scolastiche e affini. Ne riporto un piccolo brano
seguito dal mio commento, sperando di incuriosirvi a leggere il resto
su Conundrum.
Queste le parole di Zef:
Scrivere un programma significa
imparare ad usare il computer così com’era stato previsto
fin dall’inizio - ovvero far eseguire al computer quello che
l’utente vuole, e non quello che vuole ${SOME_SOFTWARE_COMPANY}?
In fondo, che male c’è nell’insegnare a progettare,
razionalizzare ed essere critici verso il proprio lavoro?
Non vorremo mica che questi ragazzi imparino a pensare per conto loro, vero?
Questo il mio commento:
E' curioso: la tua domanda (retorica,
ma non troppo) sull'utilità di imparare a programmare,
assomiglia molto alle classiche domande sull'utilità della
storia, della filosofia, del latino, del greco ecc.ecc.
La Grande Separazione (!) non
è quella tra materie scientifico-tecniche e materie umanistiche,
e neppure quella tra materie utili e materie inutili. La Grande
Separazione è quella che divide un approccio alla realtà
meramente applicativo e instupidente, da un approccio "gratuito" alle
conoscenze intese prima di tutto come occasione di crescita della
persona.
E questo - tu lo scrivi molto bene -
vale tanto per l'informatica (che nella mente di alcuni sembrerebbe la
più applicativa e la meno speculativa delle materie), quanto per
il latino (la materia inutile per definizione).
- I'm a man.
- Well, nobody's perfect.
Un paio di giorni fa ho dedicato un post alle locuste che stanno bazzicando il Medio Oriente. Pensavo di essere originale, e invece lo Zio (complimenti per le 30.000 visite!) ci aveva già pensato tre giorni prima. Le locuste australiane: come combatterle, come cucinarle.
Nekka's Backlog ha postato presto, stamane. A Kyiv sembra tutto piuttosto tranquillo, fino a ora. Traduco l'inizio del post di oggi:
Sono quasi le 6 del mattino, Kyiv
è sveglia - dopo una nottata di slogan e rumori - e io non ho
mai visto questa città tanto piena di energia, specialmente in
questa stagione dell'anno. Tutto si svolge in pace, nessun incidente in
città - anche se qualcosa di grave sta accadendo a Kharkiv in
queste ore - ma non ne parlerò adesso, sono quasi le 6 del
mattino...
Veronica, la blogger di Nekka's Backlog, ha postato anche moltissime
immagini della capitale ucraina invasa dai manifestanti. Le trovate a questo indirizzo.
Ulteriore materiale si può reperire sul sito del Maidan (An Internet Hub for Civil Resistance to Authoritarianism in Ukraine), parte in inglese e parte in ucraino.
Il sito del quotidiano ucraino Kyiv Post resterà completamente gratuito, in ogni sua sezione, per tutta la durata della crisi. E' un'ottima fonte d'informazioni in lingua inglese, da quel che riesco a capire piuttosto obiettiva e ricchissima di aggiornamenti.
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