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:: Inizio di un nuovo anno scolastico
Sono nato all'ospedale di
Bollate, cittadina a nord-ovest di Milano, poco più di ventinove anni fa e da allora, per mia fortuna, non ho più subito ricoveri. A un anno e mezzo d'età mi sono trasferito a Milano, in una casa
d'inizio Novecento in zona Loreto che con gli anni si è riempita di scartoffie, libri, strumenti, ricordi.
Ho frequentato la scuola elementare di via Porpora, la Tito Speri,
nella classe della maestra Colombo, un'insegnante tanto severa quanto
capace, che mi ha verosimilmente insegnato la metà almeno delle
cose che conosco. Dopo aver frequentato la media Meucci, mi sono iscritto al liceo classico e ho scoperto che a scuola ero molto bravo: amavo a tal punto i miei insegnanti da decidere che non mi sarebbero bastati cinque anni di superiori. Sopravvissuto al biennio ginnasiale del Parini, dove ho avuto come insegnante il prof. Scarpis, mi sono trasferito per il triennio liceale tra le mura del glorioso Carducci,
istituzione tanto accogliente da trattenermi oltre i canonici tre anni,
per proclamarmi più o meno brillantemente maturo nel 1995 o giù di lì. Mi sono poi iscritto, un po' per caso, alla facoltà di Lettere dell'Università Cattolica, laureandomi in filologia moderna (non ho idea di cosa significhi) con una tesi sulla casa editrice genovese San Marco dei Giustiniani, diretta dal prof. Enrico Elli.
Negli anni dell'università ho frequentato la parrocchia del Redentore, dietro piazzale Loreto, facendo esperienze importanti. Grazie a quegli anni ho capito che, almeno per ora e a differenza di Benedetto Croce, io non posso dirmi cristiano.
Qualche mese più tardi, era il 2001, ho iniziato a lavorare presso un'agenzia di rassegne stampa, la Selpress, frequentando contemporaneamente la Scuola di Specializzazione per l'Insegnamento Secondario (SSIS: tante maiuscole ma pochi vantaggi) dell'Università degli Studi, dove ho avuto come supervisore di tirocinio il prof. De Carli.
Avevo improvvidamente deciso di fare l'insegnante, ennesimo stigma di una
vocazione all'autolesionismo che prima o poi mi costerà cara.
Tra qualche mese lascerò la casa e la città, per trasferirmi negli immediati dintorni - a San Pietro all'Olmo, nel comune di Cornaredo - con Daniela, uno dei pochi casi in cui l'autolesionismo non ha nulla a che vedere con le mie scelte, e con i suoi due gatti Pallina e Bandito, che hanno acconsentito al matrimonio. Abbiamo comprato indebitandoci a vita un appartamento in un piccolo condominio: la zona è
tranquilla, per la prima volta in vita mia avrò degli alberi in prossimità delle finestre e anche un terrazzino. Ho anche intenzione di acquistare una poltrona modello orrido puff: tecnicamente si tratta di una pear bag, una specie di sacco pieno di sabbia la cui comodità posso
assicurare è sorprendente. Ci porteremo dietro inoltre due o tre computer, destinati a una lenta ma inesorabile trasmigrazione a Linux,
due o tremila libri, un paio di chitarre, una mappa di Milano e - per
quanto mi riguarda - tre o quattro paia di pantaloni.
Terminata la Scuola di Specializzazione
nel maggio 2003, di mestiere cerco di fare l'insegnante, come posso tra
i mille difetti miei e i diecimila del macchinismo scolastico nostrano, e sempre ammesso che mi diano un posto per l'anno a venire. Nel mio primo anno
da prof. "vero" ho insegnato lettere alla prima B della scuola media
statale di Triuggio, in Brianza. Quest'anno, invece, sono stato paracadutato in piena città, a metà strada tra i quartieri di Gorla e Crescenzago. Ho una prima e una terza, classi piene di vita e di vite provenienti da ogni angolo del pianeta. Collaboro anche con la casa editrice Vallardi, per la quale traduco le Rough Guides dall'inglese, lingua che peraltro fingo soltanto di conoscere, e svolgo altri lavori pseudo-autoriali.
Suono la chitarra, ascolto Robert Johnson ed Eric Clapton, leggo e tento di capire.
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