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domenica, 05 settembre 2004
Il bravo insegnante

Esplorando il sito del liceo classico Parini, dove ho fatto il ginnasio, ho scoperto tre fotografie scattate di nascosto al prof. Aldo Scarpis durante una lezione in quinta elle, la mia classe. Da quanto posso capire, l'autore delle immagini è Alberto Almagioni, un mio compagno di allora che - a meno di omonimie - oggi cura il sito web di Emergency.
Tra le colpe del prof. Scarpis c'è senza dubbio quella di avermi fatto venir voglia di essere un insegnante. Non è stato l'unico: tanti incontri di quegli anni hanno acceso questa strana miccia, a combustione lentissima ma tremendamente efficace. Molto spesso si è trattato di una reazione: ho in mente tanti prof. dai quali vorrei distinguermi, almeno un po'. In qualche caso, meno spesso per la verità, ho invece incontrato persone che mi hanno veramente insegnato qualcosa. Magari qualcosa di diverso da quello che avrebbero voluto, o da quello che ritenevano fondamentale trasmettere alle loro classi.
Il prof. Scarpis divenne nostro insegnante dopo circa un mesetto di scuola, in quarta ginnasio, e ci accompagnò fino al termine del biennio. Insegnava italiano, storia e geografia, latino e greco (le ultime due solo in quarta): in sostanza era la persona con cui trascorrevo più tempo ogni giorno. Spesso avevi la sensazione che le sue lezioni fossero del tutto improvvisate, una continua variazione sul tema, persino egotica a tratti. Non so se fosse davvero così, in realtà, e neppure aveva grande importanza. Io ero uno studente tendenzialmente pessimo, in più ben poco capace di rapportarmi con i miei compagni, che mi sembravano tanto diversi da me (erano solo un po' meno bambini, ma io non lo sapevo). Se poi dovessi dire cosa ho imparato al ginnasio avrei serie difficoltà a rispondere: il greco no di certo, il latino ben poco, la storia greca e romana l’ho studiata molto più tardi, matematica e inglese davano esiti piuttosto rovinosi... In effetti, furono anni trascorsi più a sopravvivere che a crescere: ma in certi momenti è quasi la stessa cosa.
Qualcosa però ho imparato. Il prof. Scarpis mi ha insegnato a pensare. Ti provocava, ti sfidava, ti spingeva avanti, con quelle sue lezioni forse improvvisate e certamente divaganti che procedevano a sussulti, a scossoni, a lampi, per rallentamenti, accelerazioni, istrionismi vari suoi e di tutta la classe, che inesorabilmente tentava di imitarlo. Quando il prof. affrontava un argomento non era mai la pacata esposizione del già saputo, non era mai rassicurante e quasi mai noioso. Ogni volta era come se i pensieri, i concetti, le idee venissero alla luce per la prima volta, come se l'uomo in cattedra stesse pensando veramente, stesse scoprendo qualcosa di nuovo in quel preciso momento, davanti al suo pubblico fedele e affezionato (addomesticato?). Per questo spesso mi viene il dubbio che non preparasse le lezioni, ma improvvisasse sul momento: era talmente imprevedibile e narciso che alla fine, forse, stava soltanto spiegando se stesso... Le istantanee di Almagioni descrivono bene tutto questo e in controluce raccontano anche una classe affascinata da quel ragionare messo a nudo, da quella continua opera aperta, perennemente in fieri. Provate a confrontarle con altre del sito, di altri insegnanti, e vedrete la differenza tra un bravo professore e il prof. Scarpis.
Già. Mi sono sempre chiesto se fosse un bravo insegnante. Tuttora me lo chiedo, per poi domandarmi, meccanicamente, cosa significhi "bravo insegnante". In effetti, quando ho potuto insegnare, nel modo di stare in classe e di rapportarmi con i miei alunni credo di aver imitato proprio Scarpis (siamo tutti degli imitatori, soprattutto noi insegnanti), o almeno il ricordo e l'idea che di lui mi sono conservato dopo quasi quindici anni, un tempo sufficiente per sovrapporre alla persona reale un fantasma che assomiglia magari più a me o ai miei desideri che non al vero Aldo Scarpis.
Alla fine non lo so proprio chi è il bravo insegnante, e men che meno penso di poter giudicare quel mio prof. di tanti anni fa. Tutto quello che posso dire è che mi ha insegnato a pensare, se una cosa del genere si può insegnare: non so se era quello che avrebbe voluto insegnarmi, ma è così che funziona, ci piaccia o no. Noi insegnanti siamo figure un po' comiche: pensiamo di insegnare la storia e l'italiano, pensiamo di essere il motore primo della conoscenza umana, e intanto magari i nostri alunni imparano da noi tutt'altro. Possiamo sperare siano cose migliori e più importanti, se riusciamo a essere persone almeno decenti.

Lo ha detto carloemilio il 05/09/2004 13:05 | link | ex cathedra
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