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Tra le colpe del prof. Scarpis c'è senza dubbio quella di avermi
fatto venir voglia di essere un insegnante. Non è stato l'unico:
tanti incontri di quegli anni hanno acceso questa strana miccia, a
combustione lentissima ma tremendamente efficace. Molto spesso si
è trattato di una reazione: ho in mente tanti prof. dai quali
vorrei distinguermi, almeno un po'. In qualche caso, meno spesso per la
verità, ho invece incontrato persone che mi hanno veramente
insegnato qualcosa. Magari qualcosa di diverso da quello che avrebbero
voluto, o da quello che ritenevano fondamentale trasmettere alle loro
classi.
Il prof. Scarpis divenne nostro insegnante dopo circa un mesetto di
scuola, in quarta ginnasio, e ci accompagnò fino al termine del
biennio. Insegnava italiano, storia e geografia, latino e greco (le
ultime due solo in quarta): in sostanza era la persona con cui
trascorrevo più tempo ogni giorno. Spesso avevi la sensazione
che le sue lezioni fossero del tutto improvvisate, una continua
variazione sul tema, persino egotica a tratti. Non so se fosse davvero
così, in realtà, e neppure aveva grande importanza. Io
ero uno studente tendenzialmente pessimo, in più ben poco capace
di rapportarmi con i miei compagni, che mi sembravano tanto diversi da
me (erano solo un po' meno bambini, ma io non lo sapevo). Se poi
dovessi dire cosa ho imparato al ginnasio avrei serie difficoltà
a rispondere: il greco no di certo, il latino ben poco, la storia greca
e romana l’ho studiata molto più tardi, matematica e
inglese davano esiti piuttosto rovinosi... In effetti, furono anni
trascorsi più a sopravvivere che a crescere: ma in certi momenti
è quasi la stessa cosa.
Qualcosa però ho imparato. Il prof. Scarpis mi ha insegnato a
pensare. Ti provocava, ti sfidava, ti spingeva avanti, con quelle sue
lezioni forse improvvisate e certamente divaganti che procedevano a
sussulti, a scossoni, a lampi, per rallentamenti, accelerazioni,
istrionismi vari suoi e di tutta la classe, che inesorabilmente tentava
di imitarlo. Quando il prof. affrontava un argomento non era mai la
pacata esposizione del già saputo, non era mai rassicurante e
quasi mai noioso. Ogni volta era come se i pensieri, i concetti, le
idee venissero alla luce per la prima volta, come se l'uomo in cattedra
stesse pensando veramente, stesse scoprendo qualcosa di nuovo in quel
preciso momento, davanti al suo pubblico fedele e affezionato
(addomesticato?). Per questo spesso mi viene il dubbio che non
preparasse le lezioni, ma improvvisasse sul momento: era talmente
imprevedibile e narciso che alla fine, forse, stava soltanto spiegando
se stesso... Le istantanee di Almagioni descrivono bene tutto questo e
in controluce raccontano anche una classe affascinata da quel ragionare
messo a nudo, da quella continua opera aperta, perennemente in fieri.
Provate a confrontarle con altre del sito, di altri insegnanti, e
vedrete la differenza tra un bravo professore e il prof. Scarpis.
Già. Mi sono sempre chiesto se fosse un bravo insegnante.
Tuttora me lo chiedo, per poi domandarmi, meccanicamente, cosa
significhi "bravo insegnante". In effetti, quando ho potuto insegnare,
nel modo di stare in classe e di rapportarmi con i miei alunni credo di
aver imitato proprio Scarpis (siamo tutti degli imitatori, soprattutto
noi insegnanti), o almeno il ricordo e l'idea che di lui mi sono
conservato dopo quasi quindici anni, un tempo sufficiente per
sovrapporre alla persona reale un fantasma che assomiglia magari
più a me o ai miei desideri che non al vero Aldo Scarpis.
Alla fine non lo so proprio chi è il bravo insegnante, e men che
meno penso di poter giudicare quel mio prof. di tanti anni fa. Tutto
quello che posso dire è che mi ha insegnato a pensare, se una
cosa del genere si può insegnare: non so se era quello che
avrebbe voluto insegnarmi, ma è così che funziona, ci
piaccia o no. Noi insegnanti siamo figure un po' comiche: pensiamo di
insegnare la storia e l'italiano, pensiamo di essere il motore primo
della conoscenza umana, e intanto magari i nostri alunni imparano da
noi tutt'altro. Possiamo sperare siano cose migliori e più
importanti, se riusciamo a essere persone almeno decenti.
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