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:: Inizio di un nuovo anno scolastico
Premessa di metodo: caricherò volutamente i toni paradossali della mia riflessione.
Mettiamo che arrivi nell'ufficio dove lavorate un nuovo responsabile del personale (o si deve dire "risorse umane"?)
Mettiamo che, prima ancora di avere imparato i nomi della maggior parte
dei suoi sottoposti, il nuovo capufficio inizi a impartire ordini e
distribuire richiami, con tono ora di disprezzo, ora moraleggiante.
Mettiamo che si permetta anche di minacciare sanzioni più o meno
gravi nei confronti di quelli che sembrano poco disposti a
riconoscergli tanta autorità e a piegare il capo.
Mettiamo che tutto ciò accada nel giro di una settimana o di un
giorno soltanto, in modo tanto perentorio quanto unilaterale.
In qualche modo, è questo che rischia di fare ogni insegnante
che entra in una nuova classe. Tempo venti minuti e sei già
lì, volente o nolente (forse), a dire a tizio di star zitto, a
caio di parlare, a sempronio di sedersi e a pincopallo di alzarsi in
piedi. Tu non li hai mai visti, loro non hanno mai visto te, ma a prescidere dall'esistenza o meno di un rapporto umano
con i tuoi nuovi alunni ti stai già comportando come un
capufficio, per carattere benevolo, certamente, ma comunque depositario
e tramite di un'autorità che non viene da te.
In fondo, quel tipo in terza che proprio non ne voleva sapere di darmi
retta qualche ragione ce l'aveva: chi sono io per comandare su di lui?
Chi mi ha mai visto? Come mi chiamo? Da dove vengo? Soprattutto: per
quale ragione il nostro turbolento personaggio di terza dovrebbe
riconoscermi un'autorità a scatola chiusa, solo perchè
una qualche entità lontana mille miglia delle esistenze sua e
mia, utilizzando metodi che sappiamo bene essere assurdi, mi ha spedito
nella sua classe?
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