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domenica, 19 settembre 2004
Carne da macello

Si diceva un tempo che davanti alla morte siamo tutti uguali. Non è più vero, non in Iraq, almeno.
Oggi sono stati rapiti e probabilmente già uccisi dodici camionisti turchi, mentre la rete rimpallava le immagini dei tre curdi decapitati dall'"esercito di Ansar al Sunna" e aggiungeva al conto quindici nuovi rapiti, di nazionalità irachena.
Apparentemente è solo una carneficina senza senso, ma scorrendo l'elenco dei rapiti attualmente in mano ai sequestratori e di quelli che sono stati uccisi, da Fabrizio Quattrocchi in poi, le regole del gioco si fanno almeno in parte più chiare. Gli ostaggi a tutt'oggi prigionieri sarebbero tra i trenta e i quaranta: due italiane, due statunitensi, due francesi, un canadese e due australiani tra gli altri. Tutti con nome e cognome, a parte gli australiani. Ci sono anche molti altri ostaggi non identificati: tra loro, almeno cinque giordani e due turchi, gente che non conta poi tanto, se i loro rapitori non si preoccupano di usarne il nome e il volto per dare forza al ricatto.
Non avevano un nome, almeno per la grande informazione, neanche i dodici nepalesi ammazzati il 31 agosto, quelli che erano stati definiti "immigrati clandestini" dall'ambasciatore del loro paese. D'altro canto, scorrendo la lista degli uccisi colpisce la scelta delle vittime: due gli statunitensi, l'ultimo dei quali ucciso più di tre mesi fa (un soldato, Keith Matthew Maupin); due gli italiani, Quattrocchi e Baldoni. Nessun inglese, nessun francese, niente australiani, tedeschi, canadesi, spagnoli. Ci sono invece due bulgari, due pachistani, tre turchi, due egiziani. E poi un libanese, un sudcoreano, un iracheno.
Se possibile, quindi, alcuni risvolti del gioco sono persino più squallidi del previsto: se sei turco o nepalese hai molte più probabilità di essere ucciso, perchè vali di meno sul palcoscenico internazionale, e ammazzarti può servire a far paura agli altri, a quelli che giustamente si angosciano per i sequestrati dei paesi ricchi, per Simona Pari e Simona Torretta (a proposito: in quanti ricordiamo il nome degli altri due?), per i giornalisti francesi Malbrunot e Chesnot, per gli americani Hensley e Armstrong.
Se vieni da un paese ricco, invece, hai prima di tutto meno possibilità di essere catturato, perchè ti muovi spesso in situazioni più protette (non a caso tra i rapiti di questi paesi ci sono diversi giornalisti e ora delle operatrici umanitarie, gente che per scelta o per necessità faceva a meno di protezioni armate). Sei più raro e dunque più prezioso di un camionista turco, quindi, e il gioco può durare a lungo, perchè fa rumore, perchè tocca e stravolge proprio quelle nazioni che più possono sullo scacchiere internazionale, perchè semina dubbi e spacca in due le opinioni pubbliche. E con un po' di fortuna, te la potresti anche cavare.
Suona assurdo e perfino beffardo, ma è così: se sei ricco (o se semplicemente arrivi da un paese ricco, della cui ricchezza hai magari deciso di spogliarti), vali di più e hai più possibilità di cavartela.
Ancora una volta ci distinguiamo, anche davanti al boia: carne di pregio e carne da macello.

Lo ha detto carloemilio il 19/09/2004 21:07 | link | global
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