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...e già. Cosa farò da grande? Se lo chiede in questi giorni l'amico eriadan.
La domanda di una vita.
Mentre te lo chiedi, stai per sposarti, di mestiere aiuti altre persone
a diventare grandi (fai l'insegnante) e ti rendi conto che sei
grande quando capisci che non sei diventato grande mai.
E' buffo e straziante allo stesso tempo. I riti di passaggio esistono,
nella nostra vita, ma sono eventi minori, bivi all'apparenza
insignificanti nel meandro degli avvenimenti. Ha scritto una cosa molto bella su quest'argomento anche Farfi, qualche giorno fa.
Ogni tanto provo a tornare indietro nel tempo, cerco di individuare
quegli scambi lungo il mio tratto di strada ferrata che potevano
mandarmi in una direzione, e invece mi hanno spinto in tutt'altra.
Ne
ho da tempo in mente uno, un pomeriggio di settembre passato a giocare
al parco Lambro, quando ero in terza media. Tanto insignificante in
sé da rendere quasi irritante il pensiero della sua importanza.
Al termine di quella giornata mi sono fatto accompagnare allo Schuster,
un centro sportivo che si trova ai confini del parco, tra il fiume
Lambro e la tangenziale est. Mi sono iscritto ad atletica, del tutto
estemporaneamente (evitare commenti, please).
Negli anni trascorsi a correre intorno all'anello di rena rossa ho
conosciuto due amici, due miei coetanei, che furono decisivi nel farmi
scegliere il liceo dove mi avrebbero bocciato e l'oratorio che avrei
frequentato per otto anni. Assolutamente decisivi, perchè senza
Andrea davvero non sarei finito in quella scuola e senza Alessandro non
avrei mai varcato il portone di quell'oratorio che non conoscevo.
Oratorio il cui prete, tra l'altro, era stato mio prof. di religione
nell'anno della bocciatura.
In quella scuola conobbi le mie prime due ragazze. All'oratorio conobbi
la terza. E decisi di iscrivermi a lettere. Sempre grazie all'oratorio
ho conosciuto gli amici che mi hanno fatto incontrare Daniela, la mia
futura moglie. E ora che ci penso anche Farfi, che mi ha dato
inconsapevolmente lo spunto per questo blog, l'ho conosciuto in
quell'oratorio.
E se quel pomeriggio fossi andato al cinema? Vertigini.
[La frase del titolo è
di John Lennon. Significa: "la vita è quello che capita mentre
tu sei occupato a far progetti"]
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