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Ho un carissimo amico che, tra le sue prerogative, ha quella di essere cieco. Nel senso che non ci vede, proprio neanche un po'.
Ci diamo appuntamento in metropolitana a Loreto. Lui arriva da Cologno
Monzese e mi propone di vederci direttamente sulla banchina, visto che
dobbiamo proseguire fino a Duomo. Io però sono una vera
sanguisuga. I ciechi, quelli che la burocrazia e la nostrana pessima
eufemia chiamano "non vedenti", hanno diritto a viaggiare gratis sui
mezzi pubblici e anche a portarsi dietro un accompagnatore, anch'esso
accompagnatore graziato dell'incombenza di pagare e obliterare il
documento di viaggio. Rapace come pochi, domando al mio amico cieco di
venirmi a raccattare fino quasi in superficie, uscire dai tornelli e
rientrare immediatamente dopo, accompagnato dal sottoscritto. Tutto
questo per permettermi di non pagare il biglietto.
Commento del mio amico cieco: "ma tu pensa, mi tocca pure accompagnare i vedenti in metropolitana".
Mi sento orgoglioso di aver portato un mio amico a tale livello di emancipazione.
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