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sabato, 08 gennaio 2005
Tom Petty the last R&R man

Ascolto un vecchio album di Tom Petty and the Heartbreakers (Hard Promises) e leggo una sua intervista di due anni fa pubblicata sul sito di Rolling Stone. Andrebbe tradotta tutta, ma questa parte mi è piaciuta particolarmente:

"It's funny how the music industry is enraged about the Internet and the way things are copied without being paid for. But you know why people steal the music? Because they can't afford the music. I'm not condoning downloading music for free. I don't think that's really fair, but I understand it. If you brought CD prices back down to $8.98, you would solve a lot of the industry's problems. You are already seeing it a little -- the White Stripes albums selling for $9.99. Everyone still makes a healthy profit; it might get the music business back on its feet."

["Mi fa ridere l'atteggiamento rabbioso dell'industria musicale riguardo Internet e il modo in cui la musica viene copiata senza pagare. Vuoi sapere perché la gente ruba la musica? Perché non può permettersela. Non sto dicendo che sia corretto scaricare musica gratis. Non penso sia giusto, ma lo capisco. Se si tornasse a vendere i CD a $8.98, molti dei problemi dell'industria discografica sarebbero risolti. Qualcosa già si sta muovendo: gli album dei White Stripes vengono venduti a $9.99. E tutti ne traggono i loro bravi guadagni. Basterebbe a rimettere in piedi il music business"]

Un solo dubbio: perché l'album che Petty pubblicava proprio nei giorni in cui l'intervista appariva su Rolling Stone (The Last Dj) alla Feltrinelli costa 19,50€?

Lo ha detto carloemilio il 08/01/2005 12:03 | link | letture, ascolti
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domenica, 02 gennaio 2005
Dieci canzoni per me, posson bastare...

Il Corriere, sulla scorta di Rolling Stone, ha lanciato un suo sondaggio sulle dieci canzoni più belle del rock italiano (sempre ammesso che esista). Dato che si tratta di giochini stupidi, faccio lo stesso. Le mie dieci canzoni rock preferite (non italiane...). No, troppo difficile e faticoso. Dunque. Ecco: un po' di canzoni rock che mi piacciono. In rigoroso ordine sparso. While my guitar gently weeps (The Beatles); The one I love (R.E.M.); Badge (Cream); Woodstock (Joni Mitchell - CSNY); The night they drove Old Dixie down (The Band); Money (Pink Floyd); Panic (THe Smiths); Roll over Beethoven (Chuck Berry); Mrs. Robinson (Simon & Garfunkel); Romance in Durango (Bob Dylan); Message in a bottle (Police); Can't find my way home (Blind Faith); So you want to be a R&R star (Byrds); Bell bottom blues (Eric Clapton); Love the one you're with (Stephen Stills); Keep on running (The Spencer DAvies group)... [continua]

Lo ha detto carloemilio il 02/01/2005 22:38 | link | ascolti
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lunedì, 27 dicembre 2004
Abbey Road

Periodo denso di cose e poverissimo di blog...
Mi accompagno con i Beatles (con George, soprattutto) e con questo simpatico test che - devo ammettere - ci ha azzeccato in pieno...

abbey road
Abbey Road


Which Beatles Album Are You?
brought to you by Quizilla

Lo ha detto carloemilio il 27/12/2004 23:27 | link | ascolti
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martedì, 30 novembre 2004
It's been a long time...

Red, White & Blues

Talvolta le cose prendono strani percorsi, tortuosi e decisamente poco economici. Il blues è nato da qualche parte in Africa, ma per trovare i suoi suoni, le sue parole, i suoi strumenti e la ragione della sua sofferenza (del suo blues, appunto) ha dovuto varcare l'Atlantico e approdare negli Stati Uniti. In quelli del sud, prima, tra i campi di cotone e il delta del Mississippi. Poi su, tra le radio commerciali di Memphis, quelle che anche il bianco-latte Elvis ascoltava. E più su ancora, tra le fabbriche e il freddo di Chicago.
Ma fino a questo punto, il blues era una musica di razza, la musica dei neri, l'ultimo gradino di una società ripida, spigolosa e spesso intollerante. Nessuno ascoltava il blues, a parte i neri che lo suonavano e che lo avevano dentro. La radice del più grande prodotto culturale statunitense del ventesimo secolo era come in letargo, intirizzita dal silenzio del mondo bianco.
Poi, sulle navi e negli zaini dei soldati di colore, quella musica ha varcato l'Atlantico una seconda volta ed è approdata in Inghilterra. Liverpool, Manchester, Newcastle, Londra... L'hanno raccolta i figli degli operai e dei minatori, di una working class che era bianca di pelle ma aveva una storia bluesy fatta di sopruso e umiliazione. Ragazzotti di quindici, sedici, diciotto anni che si chiamavano John Mayall, Eric Clapton, John Lennon, Stevie Winwood, Peter Green, Keith Richards, Jeff Beck. Che per scappare dai loro campi di cotone si attaccavano ai suoni morbidi e ai misteriosi bending di quei fratelli maggiori venuti da lontano, da quel pezzo d'Africa trascinato di peso negli States. E quei ragazzi poco per volta hanno risalito la corrente e sono tornati a casa. I giornalisti le chiamarono British invasion: ondate di band inglesi che volavano in America e conquistavano il pubblico. Tutto il pubblico, anche quello bianco e benestante, che guardava l'Ed Sullivan's Show e già era impazzito e si era ipocritamente scandalizzato per il bacino di Elvis, che ballava come se facesse l'amore in diretta tv.
E cosa suonavano quei ragazzotti britannici? Che musica facevano Beatles, Rolling Stones, Yardbyrds, Fleetwood Mac, Cream, Led Zeppelin? Tutti, chi più chi meno, suonavano blues. Quel blues che gli Stati Uniti avevano in casa da quarant'anni, ma non avevano mai voluto ascoltare. Fu così che, grazie a quei ragazzotti inglesi e dopo aver attraversato l'Atlantico da parte a parte per tre volte, la musica di gente come Muddy Waters, Ray Charles e B.B. King divenne famosa tra i ragazzini bianchi americani, quelli del festival di Woodstock e del flower-power californiano.
Una strada lunga e tortuosa...

Lo ha detto carloemilio il 30/11/2004 23:23 | link | visioni, ascolti
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lunedì, 29 novembre 2004
All things must pass...

Namah Parvarti Pataye Hare Hare Mahadev
Namah Parvarti Pataye Hare Hare
Namah Parvarti Pataye Hare Hare

Shiva Shiva Shankara Mahadeva
Hare Hare Hare Hare Mahadeva
Shiva Shiva Shankara Mahadeva
Shiva Shiva Shankara Mahadeva

Namah Parvarti Pataya Hare Hare
Namah Parvarti Pataye Hare Hare
Shiva Shiva Shankara Mahadeva
Shiva Shiva Shankara Mahadeva

[Un saluto per un amico che è partito tre anni fa]

Lo ha detto carloemilio il 29/11/2004 15:10 | link | ascolti
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giovedì, 25 novembre 2004
Ci vuole calma e...

Ora, la sua canzoncina di quest'estate era indubbiamente ben scritta, accattivante, con un'ottima combinazione tra strofa rock-pop ritmata e refrain reggaeggiante. Quel po' che si può sentire sul suo sito (brani di altre tre canzoni del primo album appena pubblicato) dice che il soggetto potrebbe anche non essere una cicala estiva.
Ma-io-mi-dico: questo benedetto Luca Dirisio non ce la fa proprio a farsi ritrarre in pose meno "guardami quanto so' fico"? Hai una paresi alla mandibola che persino Ron Moss è meno pietrificato? Hai la scogliosi lancinante all'indietro, che il mento non ti riesce proprio di scenderlo un po'? Hai visto troppe volte la serie completa dei Rocky, che smolli le braccia come se portassero tutto il peso dei guantoni, dei pugni dati e ricevuti e dell'età?
Voglio dire: chi diavolo sei? Belloccio e bravino non c'è dubbio, ma sei l'ultimo arrivato, figghiuzzo mio, dovresti baciarti i gomiti e il terreno su cui cammini, e mi ti fai fotografare come se fossi un Jim Morrison in missione per conto di Dio con qualcosa in più.
Ricorda: ci vuole calma e meno spocchia.

Lo ha detto carloemilio il 25/11/2004 17:14 | link | ascolti
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Ironic Tribute Band

Per chi non lo sapesse, una tribute band è un gruppo di musici svitati cronici che decide di dedicare tempo e soldi a suonare le canzoni di un solo artista o di una sola band, tentando eventualmente di giocare anche sulla somiglianza fisica e di imitare look e presenza scenica. Solitamente si tratta di vicende piene di saudade, sogni infranti e prostrazione, che terminano nel giro di sei mesi appena ci si accorge che il cantante piuttosto che a Sting assomiglia a Cristiano Malgioglio, o il chitarrista ricorda più un vero scarafaggio piuttosto che George Harrison.
Qualche volta però le tribute band funzionano bene, e riescono a proporsi come degna controfigura del loro modello. Risultando inevitabilmente spocchiosi, sdegnosi, arroganti, burbanzosi, protervi e strafottenti come un otre di vento megalomane.
Qualcuno, pochissimi, riescono a suonare bene e a restare pure simpatici. E' il caso - mi pare - degli Achtung Baby, ottima tribute band romana degli U2 di Bono, The Edge e compagni. Date un'occhiata al loro nuovo sito, soprattutto alla pagina delle news, dove trovate mini-aneddoti come i due che seguono:

GIO 8 LUG 2004
DIAVOLI E FATTURE
Alex compra l’ennesima chitarra, un modello "diavoletto" in tutto simile a quella che Edge usa nell’elevation tour. Come Edge, la usa solo per Elevation. A differenza di Edge, deve ancora finire di pagarla.

MAR 19 OTT 2004
MY WHITE LEATHER SHOES
Trovate su internet anche le scarpe usate da Edge nei video di Vertigo. Alex le ordina per dovere e divertimento, e commenta:" Non sono brutte... sono VERAMENTE brutte. A proposito dei bizzarri look adottati da Edge nel corso degli anni, Alex ha elaborato la teoria che sostiene un'innata propensione del chitarrista degli U2 per la "Bostik Fashion". Con questo termine si intende l'usanza di alcuni a procedere nel vestirsi in questo modo: si fà una abbondante doccia di colla e ci si butta nell'armadio dei vestiti, rotolandosi....; )

Lo ha detto carloemilio il 25/11/2004 16:57 | link | ascolti
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mercoledì, 17 novembre 2004
R&R amaro per Falluja

Oh well, oh well, I feel so good today,
We touched ground on an international runway
Jet propelled back home, from over the seas to the U. S. A.

New york, Los angeles, oh, how I yearned for you
Detroit, Chicago, Chattanooga, Baton Rouge
Let alone just to be at my home back in ol’ St. Lou.

Did I miss the skyscrapers, did I miss the long freeway?
From the coast of California to the shores of Delaware bay
You can bet your life I did, till I got back to the U. S. A.

Looking hard for a drive-in, searching for a corner café
Where hamburgers sizzle on an open grill night and day
Yeah, and a juke-box jumping with records like in the U.S.A.

Well, I’m so glad I’m livin’ in the U.S.A.
Yes. I’m so glad I’m livin’ in the U.S.A.
Anything you want, we got right here in the U.S.A.

Chuck Berry ha inventato il rock & roll.
È la terapia ideale quando devi smaltire un certo affaticamento da esistenza.
A volte però le sinapsi fanno cortocircuito, e l'ironia giocosa di certi versi ti fa pensare arbitrariamente a quelle immagini che non vorresti vedere.

Lo ha detto carloemilio il 17/11/2004 14:11 | link | ascolti, global
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Who's back?

Pare che Pete Townshend e Roger Daltrey stiano progettando di pubblicare un nuovo album sotto il logo storico degli Who. E' quanto afferma lo stesso Townshend sul suo sito:

NEW WHO ALBUM – WHO2 will not be a concept album. That is, in itself, a concept for me. Roger and I meet in mid December to play what we have written. If we move ahead from there, we may have a CD ready to release in the spring. My working-title for the project - ‘Who2’ - is only partly tongue-in-cheek. If the recording works out we will tour with the usual band in the first half of 2005.

Aspettiamo fiduciosi.
Intanto, per i miei giovani amici che si domandassero "who the hell are this who?" ("ma chi diavolo sono questi who?"), qualche notiziola, troppo poche in verità, a questo indirizzo.

Lo ha detto carloemilio il 17/11/2004 00:12 | link | ascolti
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venerdì, 12 novembre 2004
Vecchiaia

Friday I'm in loveI segni della vecchiaia incombente si fanno sempre più palesi e minacciosi. Per esempio, non sono più in grado di ascoltare "Friday I'm in love" dei Cure senza provare l'impulso di piangere o di mettermi a saltellare, invasato come se lo spirito del guru Smith si fosse impossessato di me.

Lo ha detto carloemilio il 12/11/2004 00:00 | link | ascolti
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domenica, 31 ottobre 2004
Chiedi un autografo all'assassino

Da qualche tempo pensavo di fare un post su Studio aperto, il tg di Italia 1 che dedica il novanta per cento del suo tempo a grandifratelli, omicidi vari e gossip, mescolando il tutto in un ignobile polpettone fatto apposta per spegnere il cervello allo spettatore.
L'ha fatto molto meglio di me Samuele Bersani, che ha ironicamente dedicato il Premio Tenco al "peggior tg italiano". Così si è spiegato il cantante, su Repubblica di oggi:

Il peggior tg italiano è "Studio Aperto". È stato una fonte di ispirazione unica per "Cattiva", per la sua capacità di mischiare i peggiori casi di cronaca nera e le migliori tette della Costa Azzurra. Certi accostamenti va benissimo se li fa "Blob", non se li fa un telegiornale, che non può trasformare qualunque cosa in finzione, in puro spettacolo. Per questo canto versi come "Chiedi un autografo all'assassino, guarda il colpevole da vicino, chiedigli l'autografo, l'adesivo". Metto tutto in grottesco. Ma neppure troppo, temo.

Un carloemilio d'oro a Samuele Bersani!

Lo ha detto carloemilio il 31/10/2004 09:16 | link | visioni, ascolti
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domenica, 24 ottobre 2004
Kings of convenience

Kings of convenience

Dopo aver visto anche il video di "I wanna dance with you", protagonista Erlend (the boy with the funny glasses) che fa da maestro di danza a un plotoncino di bambine in tutù, la voglia di sborsare 20 euri per il cd dei Kings of convenience sta crescendo a dismisura.
Posto però che in questi giorni vado come un questuante di banca in banca alla ricerca del chimerico mutuo che meno mi ricordi un'impiccagione, e che la mia dolce metà penso potrebbe lapidarmi (a buon diritto) di fronte a un simile esborso, invito tutti coloro che mi vogliono bene a segnarsi il titolo in vista delle prossime festività...

[Per farvi un'idea della qualità musicale del duo, sospeso tra Simon & Garfunkel e i Beatles rarefatti di canzoni come Rain, il loro ultimo album si può ascoltare per intero a questo indirizzo]

Lo ha detto carloemilio il 24/10/2004 22:04 | link | ascolti
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domenica, 10 ottobre 2004
Rio

Saranno pure il battage pubblicitario per il loro nuovo album, o gli input trasversali che mi vengono da ualbois. Chiamatelo pure rimbecillimento para-nostalgico, ma ho appena comprato questo disco dei Duran Duran, a mio rischio e pericolo e ben sapendo che il vino buono coi lustri migliora, ma quello comune s'inacidisce. Innegabilmente il grassone biondo (pure imbolsito ora, a quanto si dice) non sa cantare e non ha mai saputo farlo, ma certi suoni generati da computer e sintetizzatori ormai antelucani, risentiti venti anni dopo hanno un sapore innegabilmente diverso, meno finto e più approssimativamente analogico. E non è affatto male...

Lo ha detto carloemilio il 10/10/2004 00:17 | link | ascolti
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sabato, 25 settembre 2004
The Best Unknown Guitarist in the World

Roy Buchanan

Ieri sera il padre di un mio alunno dell'anno scorso mi ha passato (ringrazio!) il cd antologico di un musicista geniale e sfortunato morto suicida in cella una quindicina di anni fa. Tanto per capirci, uno che avrebbe potuto suonare con i Rolling Stones, ma ha preferito non rispondere al telefono. Uno che diceva di essere mezzo uomo e mezzo lupo. Uno che con tutti gli amen del caso faceva Hey Joe più bella di Jimi Hendrix.
Qualcuno mi sa dire come ho fatto a non scoprire prima il miglior chitarrista sconosciuto del pianeta?

Lo ha detto carloemilio il 25/09/2004 10:47 | link | ascolti
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Consigli per gli acquisti

Cocker - With a little help from my friends

13 euri da spendere ce li avete? Allora vi resta un solo motivo valido per non acquistare questo cd: la faccia stravolta di Joe Cocker sulla copertina.
Per il resto, vi basti sapere che su questo album del 1969 suona una bella percentuale dei migliori musicisti inglesi tra rock-blues e pop di quella fine decennio: tra gli altri Jimmy Page (a un passo dai Led Zeppelin), Steve Winwood, Henry McCullough (futuro chitarrista dei Wings di Paul McCartney), Matthew Fisher dei Procol Harum, Chris Stainton. Nella tracklist figura una potentissima Feeling Alright, cover dei Traffic, due splendide riletture in 3/4 di Bye Bye Blackbird e soprattutto With a little help from my friends (con tutto il rispetto, le versioni cockeriane dei Beatles sono spesso meglio dell'originale); due classicissimi di Dylan in versione smagliante (Just like a woman e I shall be released), una Don't let me be misunderstood rallentata quanto basta. Per gli amanti di Zucchero, provate ad ascoltare Sandpaper cadillac e ditemi se non vi ricorda qualcosa.
Il tutto cantato da una voce che sembra mille, prima della droga e dell'alcol, prima di certe scivolate un po' troppo pop, e tra l'altro anche appena prima di Woodstock...

[Joe Cocker, With a little help from my friends]

Lo ha detto carloemilio il 25/09/2004 00:22 | link | ascolti
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martedì, 07 settembre 2004
Emergente da una vita: Mario Venuti

Copertina GrandimpreseCi sono artisti che passano tutta la vita a sentirsi chiamare "emergenti". Uno di questi è Mario Venuti: leader insieme a Luca Madonia dei catanesi Denovo, eterno gruppo promessa del rock italico anni Ottanta, da quindici anni alle prese con una carriera solista costellata da dischi bellissimi e lunghi silenzi, tra rock, profumi beatlesiani, canzone d'autore e melodia brasiliana.
Se non lo conoscete, o se avete in mente soltanto i tormentoni Veramente e Crudele, domani sera suona aggratis al MazdaPalace di Milano.

Per saperne di più: il sito ufficiale di Mario Venuti e quello non ufficiale.


Lo ha detto carloemilio il 07/09/2004 09:18 | link | ascolti
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L'altra faccia dei Beatles

Pet Sounds - CopertinaE' in edicola in questi giorni, allegato al Corsera a prezzo assolutamente popolari (€5,90), l'album più bello e importante dei Beach Boys, Pet Sounds.
Qui da noi li conosciamo soprattutto per le canzoni surf rock come Surfin' USA, o per il rock'n'roll ricco di invenzioni vocali di I get around e California girls, ma i Beach Boys sono anche e soprattutto l'unico gruppo che a metà anni Sessanta poteva dialogare e rivaleggiare con i Beatles più innovativi e geniali (quelli per intenderci di Rubber soul, Revolver e Sgt. Pepper).
Pet Sounds è un viaggio attraverso le mille sfaccettature della popular music, in cui a un primo ascolto ci si perde tra sonorità e orchestrazioni che poco hanno da spartire con il rock, ma che un po' per volta rivelano tutta la loro visionaria sapienza. Nella tracklist figurano alcune canzoni splendide: «Wouldn't it Be Nice», «God Only Knows», «Sloop John B» tra le altre. Se volete sapere dove può arrivare la forma canzone, non perdetelo.

Per saperne di più:
- La pagina dei Beach Boys e di Pet Sounds su Wikipedia.org (in inglese)
- Il 2 luglio è uscito anche un libro su Pet Sounds: Kingsley Abbott, The Beach Boys-Pet Sounds, il miglior album del ventesimo secolo, Arcana (pp. 230, 14 euro)

Lo ha detto carloemilio il 07/09/2004 01:49 | link | ascolti
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