4 Banalitaten
Ale's Pages
Arjan's
attivissimo.info
Babalu
Badlydrawnblog
Blob of the Blogs
Blogspia
Bookshop Stories
Buba
ConUndrum
de Ugarte
Eriadan
evilgenius
Farfintadiesseresani
Garnant
Haramlik
Il ribelle
Internazionale
Kevin Sites
L'arcobaleno
L'indignato
La Torre di Babele
landslide
Le Monde Diplomatique
Leonardo
Lo Zio d'America
London Calling
Mike's blog
Mirumir
Mondo Linux
Mortadella
Neeka's Backlog
Not a fish
Open Directory Project
Palmiro il Palombaro
Peacereporter
QT's diary
Radio Popolare
Reporters sans frontières
Restodelmondo
Rete Lilliput
Ristretti Orizzonti
Sherif's Blog
Supersplinder
Ualbois
Warnews
Wikipedia
:: Europa unita, Europa aperta?
:: Tremaglia e la correttezza politica
:: The Best Unknown Guitarist in the World
:: Inizio di un nuovo anno scolastico
Ascolto un vecchio album di Tom Petty and the Heartbreakers (Hard Promises) e leggo una sua intervista di due anni fa pubblicata sul sito di Rolling Stone. Andrebbe tradotta tutta, ma questa parte mi è piaciuta particolarmente:
"It's funny how the music industry is enraged about the Internet
and the way things are copied without being paid for. But you know
why people steal the music? Because they can't afford the music.
I'm not condoning downloading music for free. I don't think that's
really fair, but I understand it. If you brought CD prices back
down to $8.98, you would solve a lot of the industry's problems.
You are already seeing it a little -- the White Stripes albums
selling for $9.99. Everyone still makes a healthy profit; it might
get the music business back on its feet."
["Mi fa ridere l'atteggiamento rabbioso dell'industria musicale riguardo Internet e il modo in cui la musica viene copiata senza pagare. Vuoi sapere perché la gente ruba la musica? Perché non può permettersela. Non sto dicendo che sia corretto scaricare musica gratis. Non penso sia giusto, ma lo capisco. Se si tornasse a vendere i CD a $8.98, molti dei problemi dell'industria discografica sarebbero risolti. Qualcosa già si sta muovendo: gli album dei White Stripes vengono venduti a $9.99. E tutti ne traggono i loro bravi guadagni. Basterebbe a rimettere in piedi il music business"]
Un solo dubbio: perché l'album che Petty pubblicava proprio nei giorni in cui l'intervista appariva su Rolling Stone (The Last Dj) alla Feltrinelli costa 19,50€?
Evidentemente, non sono il solo ad aver pensato che mettere in mano a Vittorio Schnauzer Feltri il Corano sarebbe stato poco igienico.
Leonardo, cui lo
stomaco non difetta, ha addirittura acquistato Libero per poter leggere
e fornire un giudizio di prima mano. E se n'è uscito con una sequenza di due post sul tema che merita davvero, per intelligenza e ironia, di essere letta.
Le segnalazioni dello Zio sono sempre preziose. Oggi la nostra talpa negli States ha linkato questo articolo del NYT, firmato dal documentarista premio Oscar Errol Morris. "Il tema - spiega lo Zio
- è il nostro rifiuto di riconoscere la realtà anche
quando l'abbiamo davanti agli occhi. Rifiuto che le immagini
fotografiche rendono più difficile". Traduco i primi due
paragrafi del pezzo, che merita veramente di essere letto per intero.
Tutta la nostra vita sembra essere
un'opera di negazione. La negazione della morte, la negazione della
realtà, la negazione di tutto ciò che ci conviene negare.
La fotografia, legata al mondo da un rapporto di causa-effetto, sembra
fornirci talvolta la verità o qualcosa che molto le si avvicina.
Resto scettico di fronte a questa idea, per molte ragioni. Eppure, se
anche la fotografia non ci offre verità su un piatto d'argento,
essa rende certamente più difficile negare la realtà.
Mette il guinzaglio alla fantasia e alla nostra capacità di
illuderci e di falsificare il ricordo. Impone obblighi e confini.
Circoscrive la nostra capacità di mentire - a noi stessi e agli
altri.
Possiamo immaginare, nel segreto dei
nostri pensieri, che la guerra sia un fatto eroico e onorevole, persino
nobile. La fotografia può rendere più complicato il
mantenimento di simili illusioni. Prendete il recente filmato in cui
uno degli insorgenti iracheni di Falluja veniva colpito a morte da un
marine. Non tutto ciò che ci serviva conoscere sull'accaduto
veniva raccontato dalle immagini. Ad esempio, le immagini non possono
dirci cosa stessero pensando il marine o il suo prigioniero, o meglio,
cosa quest'ultimo stesse pensando prima di essere colpito a morte. Ma
possono dirci che qualcosa è accaduto. E, di conseguenza,
diventa più difficile negare lo sparo, negare l'uccisione.
Il resto sul NYT.
Dice giulivo mio zio,
porgendomi la zuccheriera: "lo zucchero stimola le cellule nervose".
Prenderò il the amaro, allora, e andrò alla ricerca di
uno stimolante per le cellule calme, ché quelle nervose sono
già abbastanza stimolate di loro.
A proposito di giramenti e nervosismo, date un'occhiata a questo articolo
di Repubblica.it che molti blogger stanno segnalando. Leggetelo fino in fondo. Sono queste
piccole polaroid di una città in preda a "una sorta di
propensione compulsiva all'acquisto", ad esempio, che mi fanno
innervosire.
Sarebbe stato licenziato dalla polizia perché gay. La denuncia arriva dal circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, che ha raccolto la testimonianza di un agente di polizia e che ora lo sta assistendo legalmente.
Fin qui la notizia, così come riportata da Repubblica.it e da molti altri media. Come sempre in questi casi, c'è da chiedersi se le cose siano veramente andate in questa maniera o se la realtà non sia più complicata, più nebulosa, magari anche totalmente diversa. Insomma, verificare la notizia è la regola fondamentale se si vuole capire qualcosa.
Dopo di che personalmente spero sia tutto falso, tutta una montatura. Questo caso come altri nel recentissimo passato. Altrimenti, per come sono fatto e per il fastidio che provo di fronte a certe cose, mi toccherà chiedere il patentino di gay onorario e fare outing.
E in tutta sincerità, lieto come sono di essere eterosessuale, la cosa mi darebbe una certa noia.
Regala sempre qualche provocazione interessante Haramlik. Oggi, in particolare, provoca
sul diverso tono che caratterizzerebbe il giornalismo italiano rispetto
a quello spagnolo. Dice Lia che dei giornalisti italici non ama lo
stesso "approccio
alla realtà, sempre da emergenza, sempre trafelato, tutto un
precipitarsi ansiogeno o un emozionarsi e ti stanno sempre raccontando
qualcosa che fa violentemente irruzione in un'ipotetica normalità". Invece, nella stampa spagnola "la
realtà ingloba la normalità, non è un ufo che la
minaccia. Ciò che ti viene raccontato è plausibile.
Spesso ha addirittura delle spiegazioni logiche, a volte banali".
Che il sensazionalismo sia un problema della nostra informazione temo
sia vero. Senza contare che sensazionalismo e volontà di
comprendere (e di spiegare) sono inversamente proporzionali, e che
un'informazione che cerca di comprendere e spiegare è parte
essenziale di una democrazia funzionante, mentre la nostra non è
forse in splendida salute. E non sto facendo sensazionalismo.
[Approfitto per segnalare due nuovi inserimenti nella bloglist di carloemilio, inserimenti di cui sono debitore proprio a Lia: mirumir e guerra eterna in oriente medio, del giornalista spagnolo Iñigo Sáenz de Ugarte]
Leggo sulla Torre di Babele che in Francia si avvia la sperimentazione della castrazione chimica per pedofili e maniaci sessuali. Siamo messi maluccio, di questi tempi. La crescita dei crimini sessuali è un fenomeno preoccupante e di proporzioni colossali, ma anche nel piccolo mondo delle scuole ti capita sempre più spesso di raccogliere lo sfogo di un collega spiazzato e confuso da qualche ragazzino di prima media intento a masturbarsi in classe. Ma noi ci preoccupiamo di curare i sintomi, calpestando forse l'integrità delle persone (forse, ho detto, forse), e non ci domandiamo come mai i bambini di dieci anni sono già arrapati come cani in calore.

Sbirciando dal mio vicino di posto in metropolitana apprendo che Libero
sta per regalare ai suoi lettori il Corano commentato da Vittorio
Feltri. Ora, ammetto che la cosa può puzzare di prevenzione,
però a me il libro sacro dell'Islam in mano a Feltri, che si
dice "orgoglioso di firmare, assieme a Maometto, quest'opera", un briciolo di paura me la mette.
I libri sacri, lo sappiamo bene, sono come la dinamite. In mano
all'uomo giusto aprono vene d'oro e portano alla luce diamanti, in mano
all'uomo sbagliato mettono al rogo le streghe e abbattono grattacieli.
Certo Feltri non è un terrorista, ci mancherebbe. Però
resta il fatto che io una cassa d'esplosivo non la darei in mano a un
bombarolo dinamitardo. E quando si tratta di scrivere e di parlare,
beh, credo che Feltri assomigli di più a un bombarolo che non a
un profeta.
Il semprecommosso carloemilio ringrazia Palmiro il palombaro per il linkaggio e volentieri segnala il geniale Bookshop Stories (perché vendere libri non è come vendere salami. È molto peggio).
What if,
cosa (sarebbe accaduto) se. Così si chiamano quei giochini
intellettuali cui talvolta si appassionano gli storici e gli autori di
fumetti. Riscrivere la storia a partire da uno dei suoi bivi,
immaginando che le cose si siano svolte diversamente. Ad esempio: cosa
sarebbe accaduto se Napoleone avesse vinto a Waterloo? Cosa sarebbe
accaduto se in Florida quattro anni fa avessero fatto i conti giusti?
Cosa sarebbe accaduto se l'Uomo Ragno fosse stato morso da un topo
nucleare anziché da un aracnide?
Ci hanno provato, scopro un po' in ritardo grazie a shoegazer, i compagni immaginari del manifesto, con questa splendida prima pagina. Ci hanno provato, ma gli è andata male (ovvero, temo, ci
è andata male). Il sottotitolo alla gioiosa immagine di John
Fantaccino Kerry recita: "Con una valanga di voti gli americani
cacciano Bush dalla Casa bianca. Venti milioni di elettori in
più rispetto al 2000 portano Kerry alla presidenza. Nella notte
gli exit poll decretano la sconfitta dell'uomo della guerra preventiva".
Si consolino Jena e compagni. Tra otto anni, quando si tratterà
di rieleggere o meno Jeb Bush (si sa che al peggio non c'è mai
fine), potranno riprovarci cambiando soltanto la data e il nome dello
sfidante democratico.

Scopro con qualche piacere che non sono l'unico ad aver conservato un certo ricordo, intenso e dolce-amaro, dei funerali di Enrico Berlinguer, visti in tv a nove anni e già raccontati qualche tempo fa...
Oggi
siamo di fronte alla minaccia non più di una democrazia di
opinione che sostituirebbe la democrazia rappresentativa dei partiti
policiti, bensì alla minaccia della dismisura di una vera e
propria DEMOCRAZIA DI EMOZIONE - di una emozione collettiva al tempo
stesso sincronizzata e globalizzata, il cui modello potrebbe essere
quello di un tele-evangelismo postpolitico.
Dopo i noti danni della democrazia d'opinione e i deliri della
politica-spettacolo, di cui l'elezione di Arnold Schwarzenegger alla
carica di governatore della California non è che una delle
ultime metamorfosi, si immaginano facilmente quelli procurati da questa
"democrazia di emozione pubblica" che rischia di dissolvere, come
l'acido, l'opinione pubblica, a beneficio di un'emozione collettivistica istantanea di cui abusano tanto i predicatori populisti quanto i commentatori sportivi o gli animatori di rave party.
[Paul Virilio, Città panico, Raffaello Cortina Editore]
Tutto da leggere, dal Riformista di oggi, un articolo di Stefano Cappellini sul Partito comunista italiano marxista-leninista.
Piccola formazione dai gusti politici un po' rétro, il Pciml ha
raccolto il 6,9 per cento dei consensi nel collegio Napoli 1 (quello
che ha eletto l'ex-leader cislino Sergio D'Antoni), con una punta del
23 per cento a Forio d'Ischia, dove risiede il segretario generale (!)
Domenico Savio e dove ha sede l'unica sezione del partito.
Qualche perla dall'articolo:
Altri, al posto di Savio,
parlerebbero di insorgenza prerivoluzionaria, ma non il segretario
generale. Lui è innanzitutto indignato. Gli altri
marxisti-leninisti d'Italia lo accusano di opportunismo per aver scelto
di compartecipare alla farsa del parlamentarismo borghese.
Sprezzanti i giudizi del segretario sulla sinistra nostrana:
D'Alema e Bassolino? "I grandi
traditori". Cossutta? "Un revisionista". I no global? "Estremisti
piccolo-borghesi". Bertinotti? A lui l'insulto peggiore [...]:
"Bertinotti, un movimentista".
Il numero degli iscritti al Pciml è segreto. Spiega Savio:
"Non posso dirlo, per motivi di vigilanza, lei capisce, le lotte dei comunisti sono sempre sotto controllo...".
Quanto alla rivoluzione, secondo il leader marxista-leninista non può passare per il Parlamento.
"Ma attenzione - aggiunge bonario - questo non significa che occorra la violenza. I bolscévichi
presero il Palazzo d'inverno senza spargimenti di sangue". Seguì
qualche annetto di guerra civile. "E vabbé, noi ci auguriamo che
ci lascino prendere il potere in modo pacifico, se poi non lo fanno si
assumono loro la responsabilità".
Delle due, l'una. O quest'uomo è un genio della politica e -
soprattutto - il più grande venditore di antiquariato dai tempi
di Napoleone, oppure c'è gente che pur di non votare D'Antoni
manderebbe in Parlamento anche Jack lo Squartatore.
[Per gli stralci dell'articolo © Il Riformista]
Capita che tra le altre cose il
tenutario di questo blog, essendo animale di poco sonno (suo
malgrado?), stia contribuendo alla stesura di un dizionario d'italiano.
Attualmente di corvée alla lettera "I", mi sono imbattuto nel
seguente lemma:
imparadisare [im-pa-ra-di-sà-re] v.tr. rendere qlcu. gioioso, riempirlo della felicità e della gioia tipiche del paradiso.
Tanta bellezza di parola è regalo - inutile dirlo - del nostro
Dante, che così definisce la sua Beatrice, "quella che
'mparadisa la mia mente", non appena questa termina di rampognarlo
sulla corruzione degli uomini (Pd XXVIII, 3).
A volte anche compilar dizionari qualche buona sorpresa la regala...
...e già. Cosa farò da grande? Se lo chiede in questi giorni l'amico eriadan.
La domanda di una vita.
Mentre te lo chiedi, stai per sposarti, di mestiere aiuti altre persone
a diventare grandi (fai l'insegnante) e ti rendi conto che sei
grande quando capisci che non sei diventato grande mai.
E' buffo e straziante allo stesso tempo. I riti di passaggio esistono,
nella nostra vita, ma sono eventi minori, bivi all'apparenza
insignificanti nel meandro degli avvenimenti. Ha scritto una cosa molto bella su quest'argomento anche Farfi, qualche giorno fa.
Ogni tanto provo a tornare indietro nel tempo, cerco di individuare
quegli scambi lungo il mio tratto di strada ferrata che potevano
mandarmi in una direzione, e invece mi hanno spinto in tutt'altra.
Ne
ho da tempo in mente uno, un pomeriggio di settembre passato a giocare
al parco Lambro, quando ero in terza media. Tanto insignificante in
sé da rendere quasi irritante il pensiero della sua importanza.
Al termine di quella giornata mi sono fatto accompagnare allo Schuster,
un centro sportivo che si trova ai confini del parco, tra il fiume
Lambro e la tangenziale est. Mi sono iscritto ad atletica, del tutto
estemporaneamente (evitare commenti, please).
Negli anni trascorsi a correre intorno all'anello di rena rossa ho
conosciuto due amici, due miei coetanei, che furono decisivi nel farmi
scegliere il liceo dove mi avrebbero bocciato e l'oratorio che avrei
frequentato per otto anni. Assolutamente decisivi, perchè senza
Andrea davvero non sarei finito in quella scuola e senza Alessandro non
avrei mai varcato il portone di quell'oratorio che non conoscevo.
Oratorio il cui prete, tra l'altro, era stato mio prof. di religione
nell'anno della bocciatura.
In quella scuola conobbi le mie prime due ragazze. All'oratorio conobbi
la terza. E decisi di iscrivermi a lettere. Sempre grazie all'oratorio
ho conosciuto gli amici che mi hanno fatto incontrare Daniela, la mia
futura moglie. E ora che ci penso anche Farfi, che mi ha dato
inconsapevolmente lo spunto per questo blog, l'ho conosciuto in
quell'oratorio.
E se quel pomeriggio fossi andato al cinema? Vertigini.
[La frase del titolo è
di John Lennon. Significa: "la vita è quello che capita mentre
tu sei occupato a far progetti"]
Una delle cose che più
amo del mondo dei blog è la possibilità di vedere certi
angoli di mondo con gli occhi di persone che, per origine e cultura, mi
sono naturalmente vicine, ma che al momento si trovano da tutt'altra
parte.
Tre buoni esempi di tutto questo sono da tempo nella mia lista di blogs
& thoughts, qui a sinistra. E sono blog piuttosto noti, che non
scopro certo io: Haramlik, il blog di Lia che scrive dal Cairo; Lo zio d'America, che mi racconta ogni giorno un pezzetto di States; e La torre di Babele, il blog giramondo di Pino Scaccia.
Ne aggiungo un quarto alla lista, certo che in pochissime settimane sarà tra i preferiti di molti. London Calling è il blog di Fabio, lo scorso anno collaboratore di Popolare Network (teneva una rubrica con lo stesso nome del blog durante Patchanka,
un programma del pomeriggio). Il blog si propone di raccontare la
capitale del Regno Unito, un osservatorio indubbiamente privilegiato
per capire il mondo complesso che ci viene incontro, e insieme "quella cosa bellissima e crudele che chiamiamo vita e che non finisce mai di stupirci. Proprio come Londra".
Good luck, London Calling!
Uno dei blog che amo di più è quello di Eriadan.
Una striscia a fumetti autobiografica e quasi quotidiana, autore e
protagonista un laureando in ingegneria (assieme al suo Piagatto, un
felino domestico sempre alla ricerca del "potere del volo"), che a ogni
nuovo fumetto regala ai suoi lettori una pillola di leggerezza. Penso
che Eriadan abbia letto Italo Calvino e le sue Lezioni americane.
Come per Calvino, anche il suo lavoro è "il più delle
volte una sottrazione di peso", eliminazione del superfluo, delle
zavorre che ci tengono inchiodati al suolo. E' questo forse il senso
nemmeno troppo recondito del Piagatto, gatto malconcio ed
extravagantemente furbacchione che è capace di prendere il volo
(come dovete scoprirlo da voi, leggendo per esempio la striscia del 6
ottobre, o quella del 20 settembre), simbolo naturale della "leggerezza
della pensosità" che "può far apparire la frivolezza come
pesante e opaca" (sempre Calvino).
A quanto pare Eriadan sta anche per diventare un libro. Mi prenoto per una copia, possibilmente autografata!
Capita a volte che si vada in
libreria, ad esempio alla Feltrinelli di piazza Duomo, e si decida di
fare qualche acquisto. Così, a priori e a prescindere,
perchè dopo tutto ce lo si merita, perchè anche noi profe
possiamo avere le nostre tendenze shopaoliche (si scrive così,
Ale?), ovviamente in versione adatta alla categoria e alla pesantezza
delle lenti che pencolano sul nostro naso.
E poi succede che, basta un attimo di distrazione, e un libro magari
scritto nella perfida lingua di scèchspir ti salta nel cestino,
frutto di un improvviso raptus demenziale o di un colpo di genio. Mi
è capitato, di recente, con questo
libro. Nella mia ignoranza non so assolutamente nulla del suo autore,
ma dalle prime quindici pagine pare alquanto interessante.
Chi leggerà vedrà.
E' morto Giovanni Raboni, un poeta che amavo.
L'avevo visto una volta sola, a una conferenza in libreria: era tra il pubblico, una macchia di capelli e barba bianchi.
Di Raboni dicevo sorridendo che scriveva già a quarant'anni come
se ne avesse avuti settanta, e che sembrava provarci gusto. Forse si
immaginava che non sarebbe andato di molto oltre i settanta.
Nel suo ultimo libro, come in diversi altri, mi ha regalato scorci di Milano per cui gli sono grato debitore.

Molto semplicemente
(cosa c'è di più semplice di un cerchio?)
sia l'uno che l'altro, sia il trenta
che il suo gemello ventinove
girano in cerchio intorno alla città,
uno (ma quale?) in senso orario,
l'altro in senso antiorario.
Un giorno o l'altro, forse,
riuscirò ad abbinare sensi e numeri.
Ma in fondo, ripensandoci,
neanche questo è così importante:
basta, dovendo andare in qualche posto,
sapere da che parte andare.
[G. Raboni, Barlumi di storia, Mondadori]
ascolti
blogosfera
ex cathedra
global
in libert
letture
metropolitana
politicantes
reality f t blog
visioni

Eric Clapton
Me and Mr. Johnson

Eric J. Hobsbawm
Il secolo breve